Differences between revisions 1 and 2
Revision 1 as of 2014-07-06 14:25:51
Size: 6799
Editor: Pietro
Comment: corsivo
Revision 2 as of 2014-07-06 14:27:49
Size: 6803
Editor: Pietro
Comment: corsivo
Deletions are marked like this. Additions are marked like this.
Line 25: Line 25:
" .. non posso pensare che la scienza crei il minimo disturbo alla fede, e nemmeno che la scienza faccia da propagandista per la fede. Il mio punto di vista è un altro: ammettiamo che ci sia già la fede, o almeno quello stato di ricerca della fede che è forse più diffuso di quanto possa apparire. Allora, se è vero, come dice il salmo 18 che 'i cieli narrano la gloria di Dio', è anche vero che la scienza di oggi apre altri cieli alla nostra meditazione. È' forse venuto il momento in cui il credente possa trovare nella meditazione sapienziale sulla scienza un modo di lodare Dio e di aumentare il desiderio di possederlo.". ''" .. non posso pensare che la scienza crei il minimo disturbo alla fede, e nemmeno che la scienza faccia da propagandista per la fede. Il mio punto di vista è un altro: ammettiamo che ci sia già la fede, o almeno quello stato di ricerca della fede che è forse più diffuso di quanto possa apparire. Allora, se è vero, come dice il salmo 18 che 'i cieli narrano la gloria di Dio', è anche vero che la scienza di oggi apre altri cieli alla nostra meditazione. È' forse venuto il momento in cui il credente possa trovare nella meditazione sapienziale sulla scienza un modo di lodare Dio e di aumentare il desiderio di possederlo.".''

Quando ripenso alla mia esperienza personale nei rapporti con Giovanni Prodi, che ho avuto la fortuna di avere come maestro all'Università di Trieste nei primi anni '60, devo dire che i caratteri di lui che più mi colpirono fin dai primi incontri, furono la acutissima intelligenza aperta ai più diversi interessi scientifici e umani. e l'estremo rigore intellettuale. Per quanto egli fosse già allora estremamente disponibile a parlare con gli studenti delle materie di studio come di tanti altri argomenti, il colloquio con lui si rivelava subito un colloquio esigente nel quale emergeva, con semplicità e schiettezza, il suo incoraggiamento ad approfondire, ad avere un pensiero autonomo, a non ripararsi dietro facili formule. A non adeguarsi acriticamente all'ambiente, anche quando questo ha un costo non lieve.

Mi tornano ora alla mente alcune sue confidenze. Giovanni aveva fatto in tempo a vivere e a capire, seppur giovanissimo, il dramma della dittatura in Italia, alla quale era, come pochi, fieramente avverso, per educazione, per cultura e direi anche per il carattere che rifiutava qualunque imposizione insensata e qualunque prepotenza. Ma aveva mantenuto una rigorosa lucidità anche nel distinguere la giustizia dalla vendetta e nell'opporsi coraggiosamente e apertamente, seppur poco più che diciottenne, ad agni spirito di rappresaglia e di violenza, in alcune circostanze assai difficili.

La stessa originalità, la stessa varietà fuori dagli schemi, lo stesso desiderio di cogliere qualcosa di genuino e di concreto si scopre nella sua prestigiosa attività scientifica, assai ricca di interessi e di curiosità. Saranno altre le occasioni per parlarne. A lui in particolare si deve un apporto decisivo nell'introduzione nella comunità scientifica italiana dei metodi topologici nello studio delle equazioni differenziali, la cosiddetta "Analisi non lineare", che possiede strumenti e metodi di studio letteralmente affascinanti, tanto belli quanto potenti: di una forza, direi, allora inattesa nell'inquadrare e nello studiare moltissimi e importanti problemi. E a lui dobbiamo numerosi e bellissimi risultati. Con la sua ricerca e con il suo insegnamento a Pisa, con le sue famose lezioni nella Scuola Normale, Prodi diede il via ad una scuola di alto prestigio internazionale, che ha attratto numerosi e affezionatissimi allievi.

Affezionatissimi; perché come avviene con i veri maestri, si è creato attorno a lui un ambiente nel quale i rapporti scientifici e quelli umani si intrecciano e si rinsaldano a vicenda, e anche perché Prodi, e chi lo ha conosciuto da vicino lo ha sperimentato, era dotato di un particolare "carisma", di un fascino che si imponeva naturalmente. Ricordo l'impressione che a me giovane laureando faceva questo professore che con tutto il suo atteggiamento, quale che fosse l'occasione, sembrava proporre prospettive e mete elevate a tutta la mia persona.

Questo suo rigore non gli impedì di spendersi generosamente nella società e anche nella vita politica, alle quali era profondamente interessato, accettando incarichi pubblici legati alla cultura e alla scuola, sia nel comune di Trieste che poi in quello di Pisa. Ma nello svolgere questo servizio, come nelle battaglie che negli anni '70 condusse con passione riguardo ai risvolti etici delle scelte politiche, o in quelle sulla scuola, alle quali collaborammo in tanti nell'intento di riproporre con forza il legame fra insegnamento, educazione e libertà, fu sempre recisamente autonomo e non influenzabile da alcuna forma pressione che lui considerasse indebita.

Da questi ricordi, raccolti in fretta, emerge qui un altro carattere forte della sua persona: la sua sollecitudine per i problemi della società e dell'umanità, specie in relazione al contributo specifico che la sua cultura e la sua professione gli permettevano di offrire.

In queste prospettive sembra quasi naturale ritrovare i suoi profondi interessi sui rapporti tra la Scienza e la Fede e la sua passione per i problemi dell'insegnamento della scienza, come strumento vitale per la formazione dei giovani e per preparare il futuro del Paese. Anzi del mondo.

Infatti la passione per l'insegnamentio lo spinse alle generose collaborazioni internazionali con l'Etiopia e con l'Ecuador. Al progresso dell'insegnamento della matematica, nell'Università e nella scuola, Prodi si dedicò con slancio, fino dagli anni '60, presto in collaborazione con quel genio della didattica che fu Vittorio Checcucci, il quale trovò in quella occasione un nuovo interesse ed un rinnovato entusiasmo. Alla fantasia sempre inquieta di Vittorio si unì così l'apporto di un matematico che aveva già dato elevatissimi contributi alla ricerca scientifica. Prodi divenne un coposcuola riconosciuto della ricerca didattica in Italia; attorno a lui è cresciuta e si è fortificata una assai vivace comunità di studiosi e di insegnanti di ogni parte del Paese.

Ai rapporti fra la Scienza, i problemi umani e la fede penso di poter dire che Prodi sia sempre stato fortemente interessato. Lo ricordo quando a Trieste, già negli ultimi anni '50, veniva ad incontrare gli studenti alla Fuci. Ma ritengo sia di importanza eccezionale quanto ha fatto dando vita ai gruppi su "Scienza e Fede" nei quali studiosi di varie sedi italiane si riunivano e si riuniscono ancora oggi, per riflettere e approfondire alla luce delle proprie competenze scientifiche, senza alcuna remora e in piena libertà, il senso della scienza in relazione alle domande ultime che l'uomo si pone. Questo permette anche di contribuire alla costruzione di un linguaggio che offra finalmente la possibilità di un dialogo significativo con il mondo di oggi.

Vorrei ora lasciare la parola a Prodi, citando la conclusione di un suo intervento su scienza e fede del 1981: " .. non posso pensare che la scienza crei il minimo disturbo alla fede, e nemmeno che la scienza faccia da propagandista per la fede. Il mio punto di vista è un altro: ammettiamo che ci sia già la fede, o almeno quello stato di ricerca della fede che è forse più diffuso di quanto possa apparire. Allora, se è vero, come dice il salmo 18 che 'i cieli narrano la gloria di Dio', è anche vero che la scienza di oggi apre altri cieli alla nostra meditazione. È' forse venuto il momento in cui il credente possa trovare nella meditazione sapienziale sulla scienza un modo di lodare Dio e di aumentare il desiderio di possederlo.".

Forse sempre, quando una persona muore, capita che comprendiamo meglio tanti aspetti della sua vita. Oggi, dopo poche ore dalla scomparsa di Giovanni Prodi, siamo indotti a riflettere su quanto sia grande e impegnativo il lascito che ci ha consegnato.

Antonio Marino

(scritto in occasione del funerale)

Giovanni Prodi: Un ricordo (Antonio Marino) (last edited 2014-07-06 14:27:49 by Pietro)